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13/02/09

mio angelo

Mi basta pensarti e scrivere di te, che gia’ tremo, la gola mi si stringe e centinaia di sensazioni prendono il sopravvento… Subenta l’irrazionalita’ e la voglia di tornare indietro per abbracciarti forte come in quei 3759 giorni insieme.

… Fu una serata speciale, la nostra. Poco diversa dalle altre, e’ vero, ma eravamo cosi’, sempre innamorati come il primo giorno, dal primo istante in cui i nostri occhi si incrociarono…
Tutti quei sorrisi mi inebriavano e ogni parola che usciva dalla tua bocca si faceva spazio nel mio cuore per essere custodita per sempre…
Il chiarore della luna bussava alla finestra e guardandolo ci sembro’ di rivivere le notti in spiaggia, serene e piene d’amore incontaminato. Fu cosi’ anche quella sera… Ci scambiammo il sentimento piu’ forte del mondo come fosse il primo contatto, come se non avessimo mai vissuto l’amore tra noi…
Ti guardai intensamente negli occhi e mi persi di nuovo nell’immensita’ dell’uomo meraviglioso che mi ha donato l’amore piu’ grande che c’e’…
La notte arrivo’ in fretta e ricordo la fossetta accanto alla bocca mentre sorridente mi sussurrasti:
- Adesso devo andare a lavorare… ma portero’ con me tutto quello che siamo…
Ancora una volta la tua poesia non mi lascio’ indifferente e mi resi conto per la milionesima volta della grande fortuna di averti accanto nella vita. Ti baciai con tutta la passione che riucii a far uscire…
Sentii la porta chiudersi dietro di te e mi misi a letto con la solita sensazione di felicita’, sapendo che l’indomani saresti tornato a casa per ricominciare un altro giorno con me…

Il telefono risuono’ nella stanza con la forza di un secchio d’acqua sganciato sulla mia testa. Risposi con malavoglia, maledicendo il lavoro che mi risvegliava nuovamente di soprassalto e ricordandomi in seguito di aver dato la mia reperibilita’ incondizionata in quei giorni.
- C’e’ un incidente in via ******, c’e’ bisogno di te…
Il freddo del pavimento fece alzare dal letto il mio ultimo desiderio di dormire. Trangugiai un caffe’ nerissimo e corsi in strada con la velocita’ a cui ormai ero abituata.
La gente si era gia’ stretta attorno ai rottami sparsi qua e la’…. Odiavo la curiosita’ e tutte quelle persone smaniose di gustarsi uno straziante e tetro spettacolo mi fecero innervosire…
Piu’ in la’ intravidi a terra quello che restava di una moto, praticamente indistinguibile… ma il mio cuore vi si soffermo’ piu’ del solito, avvertendo un senso di famigliarita’…
Vidi il viso di alcuni sanitari guardarmi stravolti e un mio collega avvicinarsi correndo.
- Cosa ci fai qui? No, no… non te! Non ti dovevano mandare! Chi ti ha chiamata?
- Perche’??? Cosa dici? – rispose la mia voce affannata
- Vattene, vai via… Non puoi… - esclamo’ lui con un’espressione che non dimentichero’ mai
- Ma cosa cazzo vuoi??? Sei ammattito??? Cosa c’e’????
- Si tratta di … lui. Non entrare…
Lo spintonai cosi’ forte da farlo cadere. Persi la testa e credetti di essere pronta ad ucciderlo se mi avesse fermata di nuovo…. Cominciai a correre in direzione di quel corpo steso… E quando gli arrivai vicino lo riconobbi.
Lui, il mio amore… la mia ragione di vita, il solo che volevo sentire accanto a me… quello che ogni mattina mi preparava il caffe’ sul fuoco, che mi amava con tutto se stesso…
Non lo toccai… sapevo di non poterlo fare… ma continuai a dirgli che a sera lo avrei portato a casa e sarei rimasta con lui per curarlo…
Dopo un tempo interminabile e beffardo, il soccorritore alzo’ gli occhi verso di me, gli occhi lucidi e un’espressione che avevo visto decine e decine di volte rivolta ad altre persone… La sentenza fu lampante…
- Io… mi dispiace… non… non ce l’ha fatta… mi dispiace…
Sentii il ghiaccio annaspare nelle mie vene, la mia voce comincio’ a gridare ma io non riuscivo a percepirla, le gambe non riuscivano a sostenermi, mi invase una insistente voglia di vomitare tutto, anima compresa.…
Mi gettai su di lui… abbracciandolo con il sentimento di sempre.
Amore rispondi, ti prego parlami, apri gli occhi… Amore guardami, sono qui, per favore parlami, muoviti, Amore rispondi… Non voglio che vai via, io e te dobbiamo stare insieme… io ti amo… amore… per favore… di’ qualcosa… per favore… non lasciarmi sola… amore…
Il suo viso non si mosse e gli occhi rimasero semichiusi… avvertii un senso terribile d’impotenza, di pazzia, il fottuto pensiero che mi ripeteva che non l’avrei piu’ rivisto, che non avrebbe piu’ sorriso con me… mai piu’…
Non ricordo cio’ che avvenne dopo, ma so di aver preso a pugni il mio collega, di aver gridato fino a non avere piu’ voce, di essere rimasta a terra finche’ qualcuno mi prese di peso e mi mise in piedi, sostenendomi…
Non riuscii a piangere… Mi trattenni per giorni e giorni, finche’ dovetti guardarlo calare in un orribile buco di terra… E li’ tutto mi si rovescio’ addosso.
La verita’ e’ che avrei solo voluto morire… avrei fatto qualunque cosa perche’ questo capitasse… ormai ero sicura di non uscirne piu’, il dolore fu troppo forte, atroce, inimmaginabile Pensai che la mia vita fosse finita, che non mi sarei mai piu’ ripresa…
Ma oggi sono qui a raccontarlo…

Mio compagno di vita… sono qui a raccontare di te perche’ e’ solo grazie alla forza che mi hai trasmesso in tutti quegli anni che sono riuscita a ricominciare a vivere. Solo grazie alle parole che mi ripetevi ogni giorno, all’eterno amore che mi hai donato, al tuo modo di essere e di vedere le cose…
E’ stato terribile… ma ogni giorno sentivo la tua presenza accanto a me e la tua mano sulla mia spalla… mi hai sorretta e mi hai salvata da una fine graduale che mi ero imposta…
Meriti piu’ di un piccolo spazio in questo blog che fa parte di me… ma e’ solo un altro piccolo gesto per te, perche’ non ti ho mai dimenticato e non passa giorno che tu non sia nel mio pensiero…
Adesso ho un’altra vita… dopo tanto tempo ho un altro amore… ma so che tu sei felice di questo e so che sei stato tu a scegliere lui… GRAZIE.
Grazie di avermi regalato gli anni piu’ belli della mia vita…

(Il nostro primo incontro lo trovate qui)






Avion Travel – Dormi e Sogna



11/02/09

pensieri

Io non ho in mano nessuna verita’, non so per quale motivo la vita prenda certi percorsi o sfumature… Certo e’ che non ho mai cercato di scoprirlo, perche’ e’ importante lasciarsi trasportare dalla corrente senza preoccuparsi di quello che troveremo piu’ avanti. Non ho mai pensato al futuro come qualcosa di certo… anzi, non ci ho proprio mai pensato. Non solo perche’ ho creduto di essere immune a certi pericoli pur standoci in mezzo, ma perche’ non mi piace indagare su giorni che verranno… perderei di vista quelli che sto vivendo.
In tutto questo chiacchierare di speranze, obiettivi e sogni mi sono dimenticata di me… lasciandomi in balia del vento che stava attraversandomi senza che me ne accorgessi…
Quello che mi e’ sempre interessato maggiormente e’ il benessere degli altri. Gente come me darebbe la propria esistenza pur di vedere la felicita’ negli occhi di qualcuno… Questo non e’ un male, finche’ pero’ non impedisce di ricordarci anche di noi, finche’ non ci annulla portando in primo piano solo il prossimo… Ho dovuto sbatterci la faccia per capire che, cazzo, ho una vita anch’io… la stavo disseminando dietro al mondo e non mi accorgevo dei pezzi che stavo perdendo per strada…

Il punto e’ che mi sono spaventata… che per una volta in tanti anni ho creduto che non avrei mai realizzato gli altri pochi sogni rimasti nel cassetto… Ho visto il tuo viso sorridermi e credevo che il tuo “ti amo” non l’avrei piu’ sentito… Ho guardato dietro le mie spalle scorgendo passioni consumate e fallimenti che sono serviti a crescere ancora di piu’… Mi sono vista in tutti i miei sbagli con felicita’, perche’ se non li avessi fatti non sarei io... Ho ricordato le facce di chi mi ha dato qualcosa, di chi mi ha salvata, di chi mi ha disprezzata e di chi non ha mai voluto spartire niente…
E’ bellissimo tornare a capire il filo della vita… che avevo perso nel labirinto costruito dal tempo, nel bisogno di vedere gli altri vivere con pienezza… Voglio ritrovarmi…

Con la piu’ intima sincerita’ desidero ringraziare quattro persone che fanno parte della mia vita e a cui forse non riesco a dimostrare sempre quello che vorrei…
A te, uomo, che non hai aspettato e con la tua insistenza mi hai dato respiro,
a te, uomo, che sei rimasto con me appena possibile facendomi sentire amata,
a te, uomo, che mi hai vegliato da sopra le nuvole,
e a te, donna, che da lontano sei riuscita a starmi vicino tenendomi la mano con un affetto che mi ha commossa…

(dimenticavo: l'8 febbraio il mio blog ha compiuto un anno... Grazie a tutti... )






Vasco Rossi – Gli Angeli



16/01/09

occhi di donna

Mancavano due giorni a Pasqua… L’aria che si respirava era fresca e soleggiata… Le giornate sembravano riscaldare il freddo dell’inverno passato. Avevamo deciso cosi’, su due piedi, di partire per una Vienna ancora tranquilla e maestosa… Sedevamo l’una di fronte all’altra, in quel bar all’angolo di cui non ricordo il nome… Un luogo qualunque, in una citta’ cara a entrambe. Mi guardavi con gli occhi pieni di luce… sembravi catturarla dai raggi insistenti del sole e trattenerla tutta nell’iride verde smeraldo… dicono che questo colore sia quello della vita e del ritorno alla primavera…
Mi piaceva ascoltare i tuoi racconti… sempre ben articolati, mai senza i minimi dettagli che per te erano importantissimi… Mi facevi ridere o piangere… e questo bastava per dimenticare tutto quello che avevo passato… stavo respirando forte e sentivo di stare finalmente bene… di possedere una tranquillita’ insperata e agognata…
Quando mi hai preso la mano sono rimasta senza parole, concentrata sulla sensazione che mi stavi trasmettendo… Pace… Pace e serenita’… Ti guardavo e pensavo che non ci fosse niente, in quel momento, in grado di darmi quelli che prendevo da te… Mi sentivo strana, quasi infantile, tornata a una condizione mentale regressa che mi ricordava l’adolescenza ormai passata…
Le foglie dell’albero di fronte si muovevano dolcemente, ballando con il vento flebile di quella giornata… Riflettendoci si trattava di una danza lasciva, erotica. Il cielo e la natura stavano facendo l’amore…
Siamo uscite per guardarci attorno, incamminandoci in una strada senza sapere dove portasse… Tu, io e l’assenza temporale… Nessun orologio, nessun telefono… niente che ci potesse disturbare o scandire quei momenti di cui entrambe avevamo tanto bisogno… Ad un tratto siamo entrate nel parco cittadino… in sottofondo il rumore del fiume e tanta tranquillita’… Con grazia ci siamo accomodate su una panchina… e ora mi ritrovo a pensare quanto quest’ultima sia stata protagonista in molti attimi della mia vita… alcuni bellissimi e altri tristi fino a sfiorare il desiderio di morte...
Mi avevi confessato di essere attratta dalle persone del tuo stesso sesso… sorprendendoti per la mia mancanza di reazione… Ho dovuto spiegarti che non si trattava di disinteresse… ma di normalita’… Non mi sono mai stupita per queste cose… ognuno vive e sente le cose a modo suo… e non sta certo a me o chi altro, dire se e’ giusto o meno… la cosa davvero fondamentale e’ il proprio benessere…
Di nuovo la tua mano sfioro’ la mia… accompagnata da uno sguardo che solo un’idiota poteva non capire… No… io non potevo essere quello che cercavi… ma non perche’ tu non sia sempre stata una persona splendida, bensi’ per il semplice motivo che la mia scelta di vita andava in un’altra direzione… Con le donne ho sempre avuto dei bei rapporti interpersonali, alcune notti di passione… ma l’amore… l’amore e’ un’altra cosa. Ti ho esortata a non confonderlo con l’amicizia. Quella e’ sempre bellissima e a volte trae in inganno… “Io ci saro’ sempre, ma non come vorresti…”
Per un attimo ho letto una grossa delusione, ma subito dopo hai capito le mie ragioni e lasciato che tutto andasse avanti com’era sempre stato…
O cosi’ credevo…
Quella sera siamo incappate nella grande trappola del desiderio… Tu perche’ imprigionata nell’attrazione, io perche’ debilitata da una storia naufragata nell’inganno. Ci siamo date l’una all’altra come se ci bramassimo da sempre…
Sicuramente ho sbagliato… Ti ho offerto un’illusione e non e’ un comportamento che, in condizioni normali, fa parte di me… Ma, a distanza di tanto tempo e di anni senza avere un contatto perche’ le nostre vite hanno preso strade diverse, so di averti regalato quanto di piu’ caro avessi in quel momento… e ti posso assicurare che tutto quello che hai avuto veniva dal cuore…

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03/01/09

(sospiro)



Siamo nel 2009...
Un 1 che e’ andato ad aggiungersi all’8.... Direi nulla di piu’....
Capodanno non e’ una festa normale, una di quelle che scorre nelle vene come il Natale... No.
L’ho sempre festeggiato perche’ mi piacciono la follia e l’allegria che popolano la sua notte...
Tanta gente sembra dimenticare le cose brutte e in un attimo la strada, i locali, le case diventano la culla di buoni propositi e nuovi obiettivi...
Non ho mai smesso di festeggiarlo, anche perche’ non potrei mai dimenticare di essere nata proprio mentre la gente finiva di brindare... Sorridendo posso dire di aver voluto rompere le scatole fin dall’inizio... Per non perdermi troppo, insomma.
Ho terminato l’ultimo periodo dell’anno sempre di fretta, senza un attimo di respiro, con gli occhi puntati sulla tristezza e le gesta inconsuete di gente fuori da ogni regola. Ero stanca, mi sentivo come un pesce nella rete... Dover lottare per non finire impigliata, per rubare al mare ancora un po’ di respiro... Pensavo di passare Capodanno cosi’. Poi una luce si e’ accesa... le valige sembravano prepararsi da sole... e un sorriso mi diceva di abbandonare tutto per qualche giorno. Fidarmi... dovevo solo fidarmi...
Donna adulta o meno, io ho sempre creduto alla magia... Grazie ai miei genitori, alla mia tenacia, ad amici ineguagliabili... Non ho mai smesso di credere che qualcosa di silenzioso e stupefacente potesse accadere...
Ho seguito il suono di una voce armoniosa, i gesti della scintilla piu’ luminosa, il respiro di una fetta di notte che volevo diventasse giorno per poterla ammirare e ... la sensazione unica di un sorriso...
Ho seguito te.
Ti ho seguito ed e’ come se fossi entrata in un limbo, in un nuovo mondo... quello che avevo dimenticato... che avevo abbandonato negli scatoloni dell’omerta’, dell’ipocrisia, della paura... il mondo che avevo nascosto sotto il telo dell’umanita’ che troppo spesso si dimostra decadente... che ingiustamente avevo chiuso fuori dal mio cuore... Forse per il poco tempo o semplicemente... per non vedere. Il mio sogno, pero’ e’ sempre rimasto...
Devo dire grazie a te... se sono rinata, se ho voglia di aprire la finestra e urlare al mondo tutte le belle parole che mi hai ispirato, se ho ritrovato il sapore di un nuovo giorno e la musica della notte, se non sono piu’ capace di camminare, ma ho imparato a volare.... Grazie, di avermi regalato la vita.

Che possiate dipingere il quadro del 2009 con tutto cio’ che alimenta i vostri sogni... e regalarlo a chi sapra’ osservarlo con gli occhi del cuore...

AUGURI A TUTTI, SPLENDIDI AMICI!



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23/12/08

Natale

La sera della vigilia si Natale io e mia sorella ci sedevamo di fronte al camino insieme a tutti gli altri bimbi del parentado... Era un momento cruciale. Il mio bel papa’ si accendeva la pipa, si sedeva sulla sua poltrona consumata e, sorridendo, diceva: “siete pronti? State in silenzio e entrerete anche voi nella magia”. Ricordo il viso di mia mamma guardarlo con gli occhi pieni d’ammirazione e io che dall’emozione non riuscivo a stare ferma.
Era un grandissimo appassionato delle fiabe e un racconta storie insuperabile....
Cominciava a scrivere un paio di mesi prima del 24 dicembre... Si’... le scriveva lui. Era un regalo per tutta la famiglia... Questo era il mio Natale... Il resto non aveva importanza. Cio’ che contava era la storia che papa’ mi avrebbe raccontato quell’anno...
Quando parlava mimava le scene, le voci di quelli che potevano essere i personaggi da lui inventati... Aveva un entusiasmo fuori dagli schemi. In fondo ci credeva, credeva a quello che raccontava, alla sua favola nata in giorni e giorni d’ispirazione...

Il mio augurio per tutti e’ che possiate, in questo Natale, provare le sensazioni e le emozioni che nascevano in me in quei momenti.
Grazie di essere sempre presenti e, seppur in mia assenza, di donarmi un calore che nemmeno io so descrivere...

Auguri a tutti... Auguri papa’, auguri mamma. Ovunque siate.





03/11/08

Tienimi

Quando si e’ convinti di trovarsi sul “punto di non ritorno” la propria vita riaffiora come una bottiglia gettata in mare da chissa’ quanto tempo e quale luogo. Si riesce quasi a scorgere l’attimo in cui gli occhi si aprirono al mondo e l’unica bandiera per dire “io sono qui” consiste in un pianto stizzoso di almeno un centinaio di decibel, aiutati del “CIAFF” suonato da una pacca sul sedere inflitta da uno sconosciuto con la mascherina. Ci si ricordano i primi odori, i primi sapori... scoperte sublimi e uniche. Si rammentano piccoli gesti, come la mano del nonno nella propria, l’abbraccio della mamma cosi’ incredibilmente consolatorio. Corrono flashback di ogni attimo vissuto con intensita’, come il primo battito di cuore diverso, quello che ti insegnano a chiamare “amore”. Il viso di colui che con un piccolo bacio ti ha portata dall’infanzia all’adolescenza sembra piu’ nitido. E pensare che non ricordavi nemmeno il suo nome...

Il telefono... non ho riattaccato la linea. Chicazzosenefrega, tanto...

Non avrei mai pensato di desiderarti accanto a me. Non cosi’ intensamente e non in quel momento. Da una parte la felicita’ di ritrovare un amore sperduto nell’infinito, quell’AMORE con tutte le lettere maiuscole. Dall’altra il desiderio di continuare a stringere la mano a te. Magari per sempre. Lo stesso “sempre” verso cui nutro una pressoche’ inguaribile allergia. Eppure l’ho pensato. E da quando gli occhi si sono svegliati nuovamente sul mondo, non faccio che rifletterci. Io, l’insaziabile cinica professionista. Quella che non guarda in faccia a nessuno. Quella che non cede a niente e non demorde... mai. Quella che non ha paura, che non si lascia impressionare, che guarda la morte in faccia, magari sfidandola. Io, che regalo anima e corpo finche’ non riesco ad arrivare a un responso, ad una risposta. Che non lascio nulla d’intentato e rifiuto persino il sonno per non perdere tempo. Che guardo negli occhi persone vuote e fuori dal mondo. Occhi che chissa' di quali orrori sono stati spettatori e protagonisti. Che torno in una casa dalle luci spente e le pareti silenziose. Che tolti i pantaloni divento una gonna troppo corta e me ne sbatto di chi giudica. Sempre io, che rifiuto l’anagrafe e non so cosa sia la noia. Che adoro ogni cosa che cambia, soprattutto nel mio letto. E non chiudo tutto questo nell’omerta’ e nell’ipocrisia.

Il suono... eccolo. I miei angeli....

Gia’... proprio io. In quel momento ho pensato a te, con nostalgia.

E da giorni mi sto chiedendo il perche’.... O forse lo so.

24/10/08

...

I blog non servono solamente ad assemblare i nostri pensieri e le nostre storie... No. Creano anche legami. A volte intensi, altre meno. Nella vita ne esistono diversi tipi, passando da quello piu’ intimo a quello piu’ complice; da quello piu’ cinico a quello piu’ sentimentale, da quello di lunga durata a quello del “ci siamo conosciuti pochi giorni fa” e via dicendo.
Da quando sono qui ne ho stretti diversi... e nessuno unito dallo stesso filo conduttore.
C’e’ affetto, comprensione, divertimento, voglia di ridere, momenti di tristezza, complicita’, amicizia che scorre nel sangue, passione, istigazione, sorrisi e lacrime, mani tese e respiri affannosi. Con alcune persone ci si capisce senza fiatare, si e’ creato un feeling, un sentimento di reciproco affetto che non sono capace di spiegare....
Beh, detto questo, oggi e’ la volta di far accomodare sul trono un intrigante frequentatore del blog e dei miei momenti di spensieratezza. Un uomo che scrive senza tabu’; che conosce la donna come forse nemmeno essa sa fare; che esalta le sensazioni di sguardi ed attese, di desideri ed ambizioni; che sfiora la passione come un vento impetuoso: leggero, ma deciso... delicato, ma eccitante... tenue, ma esperto. Un uomo che riesce a sconfinare nelle sue fantasie, traducendole in parole sature di piacere, in storie stuzzicanti e voglie esibite senza timori, com’e’ giusto che sia. Un uomo dal cuore grande, che regala sorrisi, emozioni e saggezza.

Grazie, SerialLicker (per la qui presente Mr.Licker).
L’ometto in questione ha sognato la sottoscritta durante una “missione” al suo fianco... Quando mi ha raccontato questo sogno, gli ho proposto di metterlo su carta come solo lui sa fare. Quello che vedrete di seguito e’ il risultato.
I personaggi sono facilmente distinguibili:
SerialLicker nella parte del cronista Gino Baglio e IntrigantiPassioni in quella del commissario di polizia Mariella Montanelli.
Sono davvero felice di averlo conosciuto e lo ringrazio per questo “regalo”... E’ un vero onore ed un vero piacere essere parte di un tuo racconto...

Il resto lo sai gia’...



La retata

«Guarda che è reato».
«Guarda che finché è consensuale, e non c'è scambio di denaro, è tutto regolare. E poi sarei io qui, l'esperta di reati».
Un freddo cane. Che la nebbiolina del respiro non si capiva se era condensa o l'ennesima sigaretta. E la macchina che non si poteva accendere, perché loro erano lì in incognito.
Lui, Gino Baglio. Cronista di nera dell'Eco. Senza orari, senza regole, senza limiti. Per uno scoop avrebbe dato tutto. E lo aveva dato. Una moglie che lo aveva mandato affanculo anni fa, perché lui stava in ufficio fino a tardi, fino alle chiusure, e invece di tornare a casa batteva le strade di notte, ad oliare informatori, a farsi di grappe e caffè, e a offrirle per una dritta giusta. Gran pezzi, i suoi. Spaccati di vita vera. Ma la sua, di vita vera, era un ammasso di cocci.
Lei, Mariella Montanelli. Commissario di polizia, sezione anticrimine. Capelli lunghi, occhi che uccidono, labbra da succhiare. Una bella figa, si direbbe. Se non fosse che, a dirlo, si sarebbe rischiata una ginocchiata nei coglioni, o peggio una pistola puntata all'ombelico. Perché lei era una dura. Senza limiti, senza orari, senza tregua. Fino al risultato. Alla fine dell'indagine, al fascicolo consegnato al pubblico ministero, insieme ai banditi in manette da interrogare. In servizio, almeno. Quando smetteva la divisa, e usciva dalla Questura, nessuno sapeva nulla di lei. E lei era gelosissima dei suoi spazi. Si diceva che sapeva vivere, che se la sapeva spassare. Ma quando le chiedevano di lei, faceva alzava il muro, spallucce, e biascicava “il solito”. Cioè sola. O almeno, mai con la stessa persona. Non per più di qualche notte, almeno.
Due così potevano solo andare d'accordo. Un cronista con il nome da appuntato, e una poliziotta con il nome da giornalista. Lui chiedeva a lei, prima di costruire un pezzo. E lei si fidava di lui, se c'era da gettare un amo a mezzo stampa. E poi lui aveva scritto il ritratto di lei, sul suo giornale: “Commissario Montanelli, altro che gonnella” diceva il titolo, un po' sessista. Ma a lei era piaciuta la prosa asciutta, diretta, penetrante di quell'uomo con pochi capelli e tante occhiaie, che coglieva particolari di cui perfino lei, guardandosi allo specchio, era costretta a stupirsi.
Quella sera erano fuori dall'Euroclub. Una freccia con il nome, illuminata appena, che si vedeva dalla Statale e puntava verso un viottolo. Cento metri di ghiaia e, in fondo, una casa anonima nella più totale penombra. Uno spiazzo adattato a parcheggio, pieno di auto, e una porta socchiusa, da cui si vedeva una figura maschile.
Un guardiano, secondo Gino.
«E se fosse il giardiniere?» scherzò Mariella, che era abituata a fidarsi delle prove, prima che dei suoi occhi.
«Che cazzo ci fa un giardiniere qui a mezzanotte passata?» sibilò Gino, che aveva fame di scoop e non vedeva altro. «E poi qui è tutta ghiaia. Non c'è un cazzo da potare».
«A sentire te, qui di cazzo ce n'è più di uno...»
Secondo Gino Baglio, il cronista di nera, l'Euroclub era un bordello mascherato. Uno di quei posti che non hanno bisogno di pubblicità, perché basta il passaparola. Lui ci era già stato una volta, di giorno. Macchina accostata sulla Statale e vialetto percorso a piedi, per guardare più da vicino. E, sulla porta, vicino al cartellino in ottone Euroclub, c'era il disegno di una donna nuda, sagomata appena con quattro tratti di china. E poi un tizio si era affacciato, e non sembrava contento di vederlo. Lui si spacciò per rappresentante di elettrodomestici, che cercava un indirizzo per una dimostrazione. Il tizio disse che aveva sbagliato. E finì lì.
Mariella Montanelli aveva già sentito parlare dell'Euroclub, quando Gino Baglio al cellulare le aveva brasato un orecchio, dicendo che lì bisognava indagare, che lì c'era un traffico di donne, forse schiave, che se fosse solo un club privè che ragione avrebbe di non farsi pubblicità, non dico sull'elenco del telefono, ma almeno sui siti specializzati... Così fu praticamente costretta a scendere alla buon costume, e a chiedere se per caso ci fosse una qualche documentazione su quel luogo con quel nome. Poi cercò di rassicurarlo: secondo l'informativa della buon costume, era un privè, un posto per scambisti, al massimo per giochi sadomaso, ma fatto per i soci, e tutto succedeva lì dentro e da fuori era pulito. E lo diceva anche il ministro di turno, che l'importante era che lo sporco fosse lontano dagli occhi della gente, che le strade apparissero pulite. E c'era già così tanto lavoro sulle strade, perché andare a cercar guai in un viottolo nascosto agli occhi di tutti?
Gino Baglio non mollò. Era ossessionato da quella storia, al punto da figurarsi titolo per titolo e riga per riga, quella doppia pagina che sarebbe nata dalla sua inchiesta. Il tutto sotto la testata “esclusivo”. Quella che rinvigoriva il suo ego e faceva crepare d'invidia i colleghi e i concorrenti. E, sotto il titolo “La polizia libera le schiave del sesso” ci sarebbe stata la foto di lei, del commissario Mariella Montanelli.
Non per la foto, non per la gloria, il commissario Mariella Montanelli accettò di passare una delle sue rare sere libere a lavorare, insieme a quel giornalista fissato. Pensava che forse c'erano davvero delle ragazze schiave. E, se ci fossero state, non sarebbe stata lei a voltare lo sguardo dall'altra parte. Conosceva il male, e il dolore, e pure la morte. E odiava chi era pronto a procurare dolore e morte pur di perseguire il suo scopo. Che nella maggior parte dei casi era qualche biglietto da cento euro facile.
E poi, a guardare alla sua sinistra, al buio di una macchina rischiarata dal fuoco di un accendino con cui lei si stava accendendo la sigaretta numero mille, il cronista Gino Baglio le sembrava diverso dal solito. Forse era solo la fiammella tenue, e le luci a forma di penombra di quel piazzale di ghiaia dove ormai non arrivavano più altre auto. O forse era la luce degli occhi di quell'uomo. Uomo, che si capiva dalle rughette che sembravano cicatrici, intorno agli occhi e alle labbra. Ma bambino, quando un lampo di entusiasmo gli accendeva le pupille. Uno di quelli che, in un'altra circostanza, in un'altra vita, se solo non la avesse vista in divisa, al lavoro, integrata nel sistema che le apparteneva... beh, uno di quelli con cui avrebbe flirtato duro. Sicura del risultato finale. Che il sesso doveva essere entusiasta e selvaggio, bello come la sua mente di bambino che sapeva guardare i dettagli più minuti.
Che Gino Baglio si ammazzasse di sogni e desideri erotici sul commissario Montanelli, invece, non era una novità. Era affascinato dalle sue mani. Sottili, curate, con l'anello a cingere il medio, ricordo di chissà quale bel momento. Eppure forti, sicure. Non faticava ad immaginare quelle dita affusolate prodigarsi in coccole sulle sue zone erogene. Oppure maneggiare con perizia un vibratore rosa di dimensioni colossali, pronto a sparire tra le sue cosce minute ma toniche. Ma le aveva viste, quelle dita, solo gesticolare, stringere una penna o un foglio, oppure tastare il fianco a intervalli regolari, dove lui presumeva che ci fosse la fondina con la pistola.
«Ma ce l'hai la pistola stasera, commissario?» domandò lui, a rompere un silenzio ammantato di freddo-notte che sembrava durare secoli, uno di quelli in cui si sentono perfino i pensieri passeggiare sulle teste.
«Fatti i cazzi tuoi, Baglio» rispose lei ridendo. «Piuttosto, tu ce l'hai?».
Lui inscenò una pantomima, tastandosi le tasche della giacca, poi inarcandosi per cacciare la mano in fondo alla tasca dei pantaloni, poi perquisendosi fin sotto i calzini. Rideva, il commissario Montanelli. E Gino Baglio pensò che era bello quando qualcuno rideva. Ed era bello sentire lei ridere, sentirla sciogliersi. Poi finì la perquisizione sulla patta: «Ecco, qui c'è qualcosa...».
Lei rise più forte. «La sai la battuta dei film? Hai una pistola in tasca o sei contento di vedermi?».
Lui si voltò verso di lei e sorrise con un sorriso da bambino. La guardò negli occhi e, con una voce da Humphrey Bogart tutta profonda di sigarette, declamò: «Sono contento di vederti, commissario».
Lei smise di ridere, e la smorfia diventò un sorriso. Timido, per un secondo o due. Una timidezza che lui notò, e di cui si stupì. Poi ammiccante. «Dovrò perquisirti, così sono sicuro che non hai una pistola...».
Poi la porta dell'Euroclub si aprì. Il bagliore della casa riempì il piazzale spoglio per un attimo, e a Gino Baglio il cronista e Mariella Montanelli il commissario sembrò un riflettore puntato verso di loro. Lei d'istinto si portò una mano al fianco. Sì, era lì che teneva la pistola. Lui saltò quasi sul sedile, ficcando gli occhi verso quello spicchio di luce. Un uomo, forse lo stesso a cui aveva raccontato di essere un rappresentante. E poi un altro. E poi una figura vestita di bianco. Gino Baglio strizzò gli occhi per vederci meglio. Vestita, ma poco. Distinse una guepière e due calze bianche allacciate al reggicalze. I capelli rossi intrecciati in una coda. Gli occhi bassi. La pelle chiara, o forse era la luce.
«Vedi, cazzo? Lo vedi? Una ragazza... quella non esce di certo adesso».
«Non vuol dire un cazzo. Potrebbe aver accompagnato il terzo del triangolo».
«Ma guardala... ha la testa bassa. Non sorride. Non come una che ha appena esaudito un sogno erotico».
Il commissario Montanelli cercò nella ragazza i segni di quello che aveva notato Gino Baglio. Sì, aveva ragione. Forse. Ma lei ragionava con le categorie della legge. E una ragazza con gli occhi bassi non era abbastanza per ordinare una perquisizione.
«Porcaputtana, Mariella. Chissà cosa c'è lì dentro. E noi siamo qui fuori a farci le domande».
«Non vorrai mica entrare?».
Gino Baglio pensò di sì, d'istinto. E poi pensò a un separè dietro il quale nascondersi. E vedere le dita affusolate e forti del commissario Montanelli diventare solo le mani di Mariella. E la sua pelle, e il suo odore, e il suo corpo, e il suo sapore...
«Cazzo Gino, viene verso di noi»
Il guardiano e l'ospite avevano accostato la porta, nascondendo la ragazza alla vista. Ed ora stavano camminando nel parcheggio. Nella loro direzione. Non potevano rischiare.
«Nasconditi, cazzo, nasconditi...»
«E come?» Gino Baglio il cronista non fece in tempo a finire la domanda, che il viso del commissario Mariella Montanelli era già spalmato sul suo grembo.
Gino Baglio deglutì. Era felice di vederla, se così si può dire. I pensieri di lui e di lei dentro il club privè che forse era un bordello gli avevano rigonfiato i pantaloni. E lei non poteva non essersene accorta. Non poteva, no...
«Vengono verso di noi» bisbigliò lui, mentre la guancia di lei premeva contro la sua erezione.
Poi sentì le sue mani appoggiarsi là dove c'era la guancia. E poi armeggiare sui bottoni dei jeans neri. Gino Baglio trattenne il fiato. Lei non si fermò. Le dita affusolate si aprirono un varco nella patta, carezzandogli l'eccitazione sempre più impaziente. Gino Baglio sentì un'unghia sfiorargli la punta, libera dalla costrizione della pelle, ma ancora protetta dal cotone dei boxer. E poi il suono metallico della cintura che si slacciava, sotto i sapienti tocchi di lei.
I due tizi avevano deviato, ormai, allontanandosi verso un'auto nascosta dal buio. Gino Baglio sentì una portiera chiudersi. E poi le dita di lei spalancare i lembi dei pantaloni. E poi liberarlo, abbassando i boxer con dolcezza. Sentì il freddo della notte sulla pelle più sensibile del suo membro. E poi sentì il calore umido della lingua di lei cominciare a coccolare la punta liscia. Gino Baglio ansimò, immobile e paralizzato come la sua erezione.
L'auto accese i fari, li sfiorò per un solo istante e scomparì verso il vialetto. Del guardiano nessuna traccia. Gino respirò profondo, mentre la lingua di lei seguiva l'orlo dei boxer scendendo verso la base, accompagnata dalle labbra che succhiavano piano la vena sul dorso del suo cazzo.
«Mariella...» mormorò in un sospiro. E poi ancora: «Mariella... dai, non c'è bisogno. Se ne sono andati... ahhhh».
Invece di rispondergli, lei era risalita e, spalancando di più le labbra, aveva accolto l'erezione dentro di lei. Gino Baglio smise di preoccuparsi, travolto dalla voglia e dall'emozione. Con la mano carezzò i capelli di lei, poi ne afferrò una ciocca e cominciò a giocare ad arricciarla. Infine ne prese una manciata e, sollevandoli, vide nella penombra il viso di lei, con gli occhi chiusi e la bocca serrata intorno a lui, fare quello che aveva sognato così tanto. Lasciò cadere il sipario e provò a dedicarsi al corpo di lei, ben coperto da giacca e pantaloni. La mano scese lungo la schiena e provò ad intrufolarsi sotto il bordo dei pantaloni, scavalcando la fondina della pistola. Sì, ce l'aveva anche quella sera...
Il commissario Mariella Montanelli, per assecondarlo, smise per un istante e, continuando con una mano quello che la bocca aveva cominciato, si sollevò per baciargli le labbra. Si stupì che quella bocca che sembrava così morbida fosse ancora più dolce ed accogliente di quello che aveva sperato. Lasciò che le loro lingue giocassero per un po', prima di liberarsi dalla morsa per serrare nella sua, di morsa, il morbido, liscio, rovente labbro inferiore. Intanto le mani di lui erano sotto la giacca, e poi sotto la maglietta, a scaldare la pelle del suo busto, e poi a scavare attorno al suo petto, in cerca di un varco e di due capezzoli. Reagì inarcando il corpo all'indietro, quando li trovò, tra il brivido dei polpastrelli troppo freddi e la voglia. Poi decise di tornare a dedicarsi a lui, che ansimava e ansimava come una piccola locomotiva giocattolo ad ogni scoperta nuova.
Il capo del commissario Mariella Montanelli tornò ad essere un sipario, che calò attorno al membro di lui. Lui che, per la sorpresa, la voglia, l'eccesso di fantasia e, ultimo ma non meno pesante, la lunga astinenza dal contatto con una donna, aveva solo bisogno di esplodere. Tra un sospiro e un mugolio, si fece dieci secondi di paranoie. Era carino avvisarla prima di venire? O era quanto di peggio una domanda come “Sto per venirti in bocca, posso?”. Ma era più o meno carino di venirle in bocca e basta?
Tra i pensieri, la voglia e l'eccitazione, nessuno dei due aveva fatto caso al rumore di un'auto che si era infilata nel vialetto. Non una. Due, tre, quattro... Fu quando accesero i lampeggianti e fecero suonare la sirena per mezzo secondo, che si svegliarono di soprassalto come se la realtà fosse l'incubo peggiore e tutto quello che c'era prima fosse solo un dolce, indimenticabile, desiderabile sogno.
«Cazzo! La polizia!»
Il commissario Mariella Montanelli, con la bocca ancora saldata sul cazzo di Gino Baglio, penso che era impossibile, era lei la polizia.
«No cazzo... i carabinieri» si corresse Gino Baglio, vedendo gli uomini con la divisa scura correre tutt'intorno al piazzale, per sbirciare dentro ogni auto. Il commissario Mariella Montanelli si rialzò di scatto. Il cronista Gino Baglio si coprì d'istinto la patta con le mani.
Una torcia puntò dritta dentro l'abitacolo. Poi bussò al vetro. «Voi due! Fuori!». E, visto che non si muovevano, il carabiniere aprì di scatto la portiera. La luce interna dell'auto abbagliò Gino Baglio e Mariella Montanelli.
«Dottor Baglio, ma che... ma chi gliel'ha detto?»
Umberto Strazzabosco, appuntato nato a Feltre e trasferito in mille caserme nella speranza, un giorno, di avvicinarsi a casa, era spesso solo un piantone, che rispondeva al telefono ed accoglieva i visitatori al comando provinciale. Per fortuna uno che mi conosce, pensò Gino Baglio, immaginando che sarebbe stato un casino tirar fuori i documenti con il cazzo penzoloni.
«Che succede qui? State facendo una retata?».
L'appuntato Strazzabosco si affacciò meglio, e vide la donna accanto a Gino Baglio, cronista. Strizzò gli occhi, immaginando che il giornalista avesse lo strano vizio di andare a bordelli, ma insieme a una donna però non se l'aspettava. «Commissario Mariella Montanelli dell'anticrimine» disse lei, sventolando alla svelta un distintivo. O forse una tessera del tram. Ma comunque ostentando sicurezza.
«Facciamo una retata, commissario. Qui ci dev'essere una specie di bordello pieno di ragazze clandestine. Ma non posso dirle altro. Ora devo andare dentro. Voi non muovetevi di qui comunque. Appena abbiamo finito le mando il tenente».
«Siete i soliti. Ma non potete avvisare se state indagando su qualcosa, così vi diciamo quello che sappiamo noi?» urlò il commissario Mariella Montanelli all'appuntato che se ne andava. Poi si risistemò i vestiti e tornò a tastarsi sul fianco, in cerca della pistola.
Gino Baglio, finalmente, si ricompose anche lui. E, dopo aver sospirato di sollievo misto a delusione, cercò un modo giusto per comportarsi con colei che gli stava facendo un pompino. «C'è mancato poco, eh Mariella?».
Lei sbuffò, forse pensando ai carabinieri che fanno le stesse cose della polizia con il solo scopo di farle prima. «Secondo te cos'ha visto?»
Gino Baglio rise. «L'appuntato Strazzabosco? Tranquilla. Quello non vede nulla a meno che non riesca a chiedere i documenti». Il commissario Mariella Montanelli rise anche lei. Sì, a ben pensarci l'aveva scampata bella. Un secondo in meno di prontezza di riflessi, uno più sveglio di quel carabinierino a bussare alla macchina e la sua carriera sarebbe andata a puttane in un istante. Sbuffò, poi diede un buffetto a Gino Baglio, il cronista, che la guardò come ti guarderebbe un bambino.
«Dai, vado a cercare il tenente così poi andiamo a casa. Tu che fai? Cominci a prendere appunti?».
Gino Baglio si accorse che, per una volta, gli occhi gli scintillarono di una luce diversa. Carezzò la guancia di Mariella Montanelli, il commissario, e sorrise di un sorriso aperto e luminoso, come non aveva da tempo. Il sorriso del calore umano ricambiato. «No, domani sono di riposo come te. Ci pensano poi i colleghi. Tanto ci sarà una conferenza stampa gigante». «Sì, col generale a cavallo...». Risero e si chinarono uno verso l'altro, in modo che le loro teste, più che sfiorarsi dolcemente, cozzarono con forza. Gino Baglio si massaggiò la fronte e cercò una sigaretta. Mariella Montanelli respirò profondo e, prima di cercare la maniglia della portiera, guardò ancora una volta lui alla sua sinistra. Sì, aveva ancora voglia di quell'uomo bambino...



10/10/08

e' un arrivederci


Ho sempre saputo della crudelta’ della vita, delle menzogne a cui siamo sottoposti, le difficolta’ che a volte ci sembrano invalicabili e tutta quella solitudine che in alcuni momenti comprime il cuore come un peso insopportabile. L’ho sempre saputo e ne parlavamo spesso, io e te. Ne sono confrontata ogni momento, ogni istante. Quando sento suonare il telefono penso che e’ venuto fuori l’orrore del mondo un’altra volta. E molte volte indovino.
Quante chiacchierate, noi due, sulle note dei Dire Straits che tanto adori, a deridere la vita con quel sarcasmo cinico che ci ha sempre contraddistinti e resi quasi “incompresi” e marchiati. E sorrido pensando a quella battuta che sei riuscito a far affluire dai tuoi giorni piu’ sereni:
- Siamo come due Dr.House del cazzo, due premi nobel buzzurri e inflessibili!
Lo so che non sei felice... Due giorni fa ti ho ripetuto che e’ sempre possibile cambiare le cose, ma mi sembra di sentire ancora quelle parole:
- Cambiare le cose? Io non posso resuscitare nessuno, ne’ bloccare quell’incidente.... ‘fanculo a questo grande “burattinaio” che c’e’ nel cielo e che ha giocato con la marionetta sbagliata.
Perdere tua moglie ti ha fatto diventare un’altra persona. Hai venduto tutto e ti sei ritrovato con un pugno di mosche. Amici di quelli che se ne vantano, ma poi spariscono quando ce n’e’ piu’ bisogno o non riescono, loro malgrado, ad accorgersi del dolore che si cela dentro i tuoi occhi. A volte basterebbe solo stare con te in silenzio. Staresti meglio. E’ passato tanto tempo da quell’evento traumatico.... Quello che volevo era poterti aiutare a sorridere almeno un po’. Ogni tanto ci riuscivo e per me era un momento speciale... come te.
Vederti inerme su quel freddo tavolo d’acciaio mi ha straziata. Ho pensato avessi deciso di sparire da questo mondo per tua volonta’... Invece e’ tua moglie che ti ha reclamato e stroncato con quell’attacco.... Sapevo che non sei un vigliacco. Nonostante tutto avresti continuato a vivere, se te lo avessero permesso.
La tua bocca disegnava una specie di micro-sorriso. Sei felice perche’ l’hai ritrovata. Io lo so. Prima ti ho parlato.... e sono sicura tu abbia sentito ogni parola. Avrei voluto che ti alzassi e mi dicessi:
- E dai, cazzona, credevi davvero che ti potessi piantare cosi’?
E invece non l’hai fatto. Non mi abituero’ mai a questo tipo di abbandoni, anche se so bene che la morte e’ un incidente di percorso. La vedo tutti i giorni, eppure ogni volta mi procura sensazioni diverse. E poi sei tu... Sei una delle persone che mi e’ sempre stato vicino, anche quando vivevi felicemente con tua moglie. Trovavi il tempo per venire da me e passavamo serate splendide. Qualche volta veniva anche lei... erano sere favolose. Lei era di una solarita’ rara... e tu. Beh... te l’ho detto stanotte.
Mi sono dovuta sedere qui, a scrivere tutto questo, per non esplodere, per trovare una valvola di sfogo, per darti vita ancora... Perche’ in verita’ vorrei scappare, mettermi a correre e scoppiare. Non ce la faccio... Non riesco. Ed allora scrivo...
Cazzo, cazzo, cazzo!!!!
Avevamo ancora tante cose da fare, TU avevi ancora tante cose da fare. Sei giovane, cazzo!!! L’anno prossimo saremmo partiti per Panama’... ricordo il tuo sorriso quando ti proponemmo il tour.
- Davvero volete che venga anch’io?
Si’, si’, cazzo! Dovevi venirci... E, in qualche modo, ci verrai.... Ci andro' per portarti con noi....

La verita’ e’ che mi sento spiazzata, in gabbia, impotente. Sei stato un fratello, uno di quelli solidi, che ci sono sempre, a cui basta uno sguardo per capire tutto. Schietto e sincero, ho ricevuto due schiaffoni da te... e sono serviti, hai fatto bene, avevo esagerato. Mi hai voluto davvero bene e io a te. Quando la mia vita e’ stata spezzata da quell’evento sei stato tu ad appoggiarmi in ogni momento, poi lo stesso distruttivo dolore e’ toccato a te....

Ci siamo fatti una promessa. Giuro che non la dimentichero'....
La tua amicizia e’ un raggio di sole, per me, dal primo istante in cui ti ho guardato negli occhi.
Ed ora ho freddo. Tanto....






PS: uso la tua canzone, che una volta mi hai dedicato... e' il modo migliore per abbracciarti. Grazie.

17/09/08

Tu

Ci incontrammo per caso sulle panchine poste all’esterno del negozio di fiori. Avevo poco piu’ di vent’anni... ventidue, insomma. Lui assorto nel libro “Analisi musicale”, io concentrata sul mio “Criminologia: analisi” e sulla mela che stavo addentando. Tutto questo ogni mattina, per due settimane... La prima volta che lo vidi pensai a un ragazzo gia’ uomo, distinto, pieno di charme e di fascino. Uno di quelli colti, che pero’ non ostentano la loro sopraffina intelligenza. Lo trovavo distratto, pieno dei suoi pensieri, troppo concentrato per accorgersi di quanto aveva intorno.... Finche’ un giorno vidi con la coda dell’occhio che si stava alzando prima del solito... Avevo gia’ studiato ogni orario, ogni suo movimento, il suo volto, il modo di muoversi. Quel gesto mise in panico la mia agenda mentale.
Percepivo il suo profumo come una ventata nuova, con quel piacere con cui sento la fragranza del pane appena fatto...
Capii che stava venendo da me... Il cuore si mescolo’ al respiro, mettendo in circolo una sostanza adrenalinica e piena di emozione...
- Scusi, posso disturbarla?
Mi dai del lei? Disturbarmi? Ma per me e’ un vero piacere potermi finalmente beare della tua voce, uomo misterioso!
- Prego, mi dica...
- Sono un paio di settimane che graditamente la trovo di fianco a me durante le mie ore di studio... E ho notato una cosa: entrambi stiamo sobbarcandoci l’onore d’imparare un’analisi... Anche se un po’ diversa.-
Hai letto il titolo del mio libro? Allora non sei cosi’ distaccato come pensavo... Sei un osservatore!
Mi piacque molto il suo modo di esprimersi.
- Si’, l’ho notato anch’io... Certo, la sua nasconde un attaccamento all’arte e a cio’ che rappresenta, la mia... beh... La mia e’ un’interessante ipotesi, un sospetto sfiorato...
- Credo che il suo libro potrebbe essere molto interessante, se solo riuscissi a capirci qualcosa... E comunque sembra un concetto difficile... Mi chiedo spesso come fa a non staccare mai gli occhi e se non riesce davvero, come sembra, a non prendere continuamente appunti con la sua matita viola....
Hai notato persino il colore della matita e il fatto che io scriva delle piccole note accanto al testo. Sei bravo a non farti vedere quando osservi qualcuno...
- Non posso esimermi dallo scrivere pensieri personali per capire meglio quello che leggo... C’e’ chi fa questo e chi chiude gli occhi sospirando... spesso.
Cosa credi? Anch’io ti conosco praticamente a memoria...
- Visto il tema del suo testo non mi sorprende il suo spirito d’osservazione... Senta, li’ c’e’ un bar, oggi fa freschino... Le va di continuare il nostro piacevole dialogo davanti a una tazza di te’ caldo?
- Ma certo!
Al bar riuscii a farmi dare del tu. In un paio d’ore scoprii che voleva insegnare, che amava l’arte come alcuni genitori amano il figlio, che non era la musica a scorrergli nel sangue, ma il sangue a scorrere nella musica che aveva nelle vene... La mia stessa eta’, interiormente cresciuto sicuramente piu’ del dovuto, si era lasciato da qualche mese con una ragazza per lui molto importante... A quanto pare ne soffri’ molto, ma sembrava che stesse “guarendo”, visto come riusciva a parlane.
- E’ colpa mia, – disse – non avevo previsto che l’amore potesse spegnersi... e non sono capace di nascondere il fatto che il mio sentimento e’ solo affetto, come verso un amica...Ci siamo lasciati coscienti di questo... Che l’amore di coppia e’ svanito...
Questa frase mi piacque. Mi infastidisce chi passa le ore a parlarmi male del partner, uomo o donna che sia. In fin dei conti quando ci si sposa o si decide di stare insieme, ci si ama anche. Non vedo perche’ dopo bisogna mettere in croce il proprio compagno o la propria compagna. E’ finita, siete adulti... basta. Per questo il suo discorso mi colpi’... Nessuna parola o concetto che potesse mettere “lei” in cattiva luce. Giovane come me, ma incredibilmente maturo.
Sarei rimasta ore ad ascoltarlo... Non riuscivo s ataccarmi da lui e feci di tutto per non distrarmi. Lo lasciai solo il tempo di andare in bagno e tornare a nutrirmi dei suoi splendidi concetti. Ogni parola faceva eco nella mia testa con pensieri che avevo gia’ fatto.
Si alzo’ e, nonostante le mie insistenze, ando’ a pagare i te’. Mi guardo’ come si osserva un fiore, con un’espressione del viso inequivocabilmente raggiante... Ci salutammo con un sorriso, si rimise sulla sua moto e, prima di partire, attraverso il casco mi urlo’:
- Guarda nella prima pagina del libro!
E spari’ insieme al rombo assordante ed alla polvere.
Nel libro c’era una nota, scritta in modo flebile con una matita:

Dal primo giorno che la vidi, quella ragazza sulla panchina mi trasmise una sensazione insolita che, con il tempo, decisi di non trascurare.
Non so spiegarmelo, ma ho sempre avuto il desiderio di sapere se il mio pensiero corrisponde alla realta’, se ti conosco veramente da sempre e come mai sei spesso nella mia testa. In parte l’ho capito, ma vorrei continuare ad analizzare i tuoi pensieri.
Proporrei una semplice cena: io, te e le nostre parole.
Se accetti, il mio numero e’ questo.


Mi sembro’ incredibile che un ragazzo della mia eta’ potesse scrivere, sicuramente nel momento in cui mi sono allontanata per andare in bagno, una cosa cosi’ bella e profonda. All’epoca erano tutti impegnati nel dolce far nulla, a crogiolarsi nei loro vent’anni, sprecandoli. Io non li sopportavo e avevo molti amici piu’ grandi. Lui mi sorprese.
Quando rientrai lo chiamai, sperando di trovarlo a casa... Lui rispose ed accettai il suo invito, percependo un sorriso dall’altro capo della cornetta.
A quella cena capii che non avevo di fronte un uomo qualsiasi. Mi risvegliai come da un lungo letargo, capendo quanto “il caso” mi avesse offerto la persona che stavo aspettando.
Il giorno dopo ricevetti dei bellissimi fiori a casa, con una piccola pergamena contenente una sua poesia.... Bellissima e commovente, colma di ringraziamenti per cose che io non avevo fatto, per gesti che quella sera arrivarono spontanei e che lui reputo’ “riflessi di una persona che ama la vita e che non da’ niente per scontato”.
I nostri appuntamenti divennero sempre piu’ fitti, finche’ inizio’ una storia d’amore oltre ogni canone, dove capii quanto quel sentimento venisse sbandierato, nel mondo, nel modo sbagliato... “Allora e’ questo l’amore, quello vero...”
Devo molto a lui. Devo quella che sono, il mio attaccamento alla vita, il mio desiderio di migliorare me stessa e il mondo, il mio altruismo, il mio amore per l’arte, e una serie di qualita’ che solo lui poteva trasmettermi. Mi piacerebbe ringraziarlo, per avermi trasmesso l’amore verso le piccole cose, perche’ grazie a lui riesco a commuovermi anche per un raggio di sole e, nello stesso tempo, sono riuscita ad accumulare la forza per vedere cose ingiuste e atroci con cui bisogna fare i conti nel mio campo.
Grazie a questo blog e a tutti voi che mi leggete, per avermi permesso di scrivere uno dei piu’ bei ricordi della mia vita (anzi, il piu' bello) e aver potuto trasmettere la straordinaria luce di una persona eccezionale, che l’esistenza mi strappo’ dalle braccia poco piu’ di 10 anni dopo.
Grazie.




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PS: un ringraziamento con tutto il cuore a stefy e balua che hanno voluto consegnarmi il premio Vitaminico A(nima)C(uore)E(nergia) . E’ una targa, un riconoscimento di stima e apprezzamento per lo stile, la grafica, i contenuti e l' energia che il premiato trasmette con il suo blog. Ne sono felice e onorata....

A mia volta, vorrei consegnarlo a
asal, balua, il carismatico, kniendich, lalu, orchy, stefy e tempesta. In loro c’e’ tanta poesia,... cosi’ tanta che il cuore non sa contenerla tutta.

03/09/08

Seduta di fianco al ricordo

Eravamo giovani, molto giovani... Fumare era una trasgressione volgare e pericolosa. Fu la nostra affinita’ a farci capire quanto il “gruppetto dei sette” (come ci chiamavano) poteva funzionare sul serio.
18 anni e l’irrefrenabile voglia di esperienza, di spaccare il mondo, di far vedere alla gente i nostri potenziali. Tutto ci stava stretto e ogni occasione era buona per dire “che merda!”. Che palle, andare a scuola... Che palle costruirsi un futuro... Che palle tornare a casa!
Ricordo lo sguardo di mio padre, ancora in divisa, appena tornato da un duro giorno di lavoro:
- Vedete di non fare troppe stupidaggini, non ho voglia di vedervi in ufficio da me... e se dovesse capitare... guai a voi! E a te, poi, ci penso io...
In effetti rideva, mentre lo diceva, ma io so quanto ci tenesse al suo onore e a volte io lo tradivo. La piccola e irriverente Jinny. Cosi’ mi chiamavano e non chiedetemi perche'...
Una sera, come spesso accadeva, andammo con i motorini nel parco. Era proibito... e allora ci sembro’ piu’ che naturale trasgredire la regola, fregandocene delle autorita’ e del rispetto. Qualcuno porto’ una bottiglia di vino, un’altra le sigarette. Erano queste le nostre sere ideali, dove sentivamo l’amicizia scorrerci nel sangue... Di li’ a poco si unirono a noi altri ragazzi. Loro portarono l’erba...
Dopo aver aspirato per bene gli spinelli costruiti alla meglio, il caos comincio’ a regnare nelle menti di tutti... L’ilarita’ fu di casa per tutta la sera e il motto “peace & love” il piu’ gettonato..
Io e un ragazzo, D, ci avvicinammo in sordina e ci fondemmo in un bacio che, a pensarci ora, fu degno dei piu’ inesperti, visto il nostro grado di presenza mentale...
Il giorno dopo mi svegliai con un gran mal di testa, i miei genitori erano partiti e avevo la casa a disposizione... Telefonai a D e lo invitai da me. Dopo una birra rubata a mio papa’ facemmo l’amore... Anche se, ora come ora, mio rendo conto del cinismo con il quale consumammo il nostro momento di gloria. Fu meccanico, ma, per me, incredibilmente bello...
Il giorno dopo lui sarebbe partito per un paese lontano e la disperazione ci colse per tutta la sera... Ci lasciammo con un abbraccio e il giuramento d’amore eterno. Che fini’ esattamente quando arrivo’ nella sua nuova casa. Altri amori, altre esperienze.

14 anni dopo ci ritrovammo in un tentativo di radunare i nostri coetanei. Qualcuno era riuscito a rintracciarlo... Mi fece uno strano effetto vederlo cosi’ cambiato. Da ragazzino scheletrico e pallido a uomo possente, forte e lampadato. Un vero salto di qualita’.
La sera della cena fu davvero un ritrovare e ritrovarsi. I ricordi non faticarono a essere dipinti nel quadro del nostro cuore. Dolori e gioie vennero a galla sulle bocche di ragazzi ribelli diventati adulti con una gran voglia di vita. Fu incredibile vedere i cambiamenti dei miei amici, sentire che alcuni di loro avevano gia’ famiglia, capire quale strada avessero scelto... e capacitarsi di essere ormai fuori dalle loro vite.
Io e D parlammo molto, riuscimmo anche a rivangare quella giornata come se niente fosse, confidandoci quanto fosse stato automatico e meticoloso...
- In fondo non e’ stato cosi’ male diventare adulti. Al contrario di allora ho capito che la passione e’ uno degli ingredienti principali...
La serata fini’ e tornammo tutti a casa. Con molti ci scambiammo il numero di cellulare (che solitamente e’ difficile venga usato).
Il giorno dopo ricevetti un SMS:
“Passeggiatina nel parco?” – D aveva colpito.
“Ok, ma questa volta senza motorini.”
Mi attese davanti al cancello, con un sorriso fiero, come a dire “guarda cosa sono diventato”. Lo presi sottobraccio e ci incamminammo. Stranamente il parco era semi-deserto. Non avrei mai creduto d’aver dimenticato tutti quei particolari della nostra vita adolescenziale! Si ricordava tutto! Mi racconto’ di quando finsi una dissenteria per poter raggiungere loro nel campo. All’appello mancavano i “sette” piu’ qualche ammiratore... Ci beccarono immediatamente. Che cazziatone! E io l’avevo dimenticato!
La voglia di raccontarci era molta... e piu’ guardavo quell’uomo, piu’ non riuscivo a immaginarmelo quel giorno nel mio letto. Trasformato non solo nell’aspetto, ma anche nel carattere... Maturo e intelligente... Anche se sempre un cazzone! Quello non l’aveva ancora modificato.
Ci sedemmo su di una panchina, mentre il sole cuoceva le foglie degli alberi, intenti a farci ombra. Una storia tiro’ l’altra e D comincio’ a complimentarsi per il mio sviluppo mentale... e fisico. D’improvviso scatto’ a entrambi la voglia di riprovarci, di riscattarci da una performance deludente, consumata 14 anni prima in un letto proibito e frettoloso. Le nostre labbra si fusero nel bacio piu’ esperto e passionale, cancellando l’ultimo, dato appena prima della sua partenza: imbranato e sostanziale. La panchina odoro’ di peccato. I nostri sguardi, anche se rilassati, erano pronti a scorgere ogni minimo movimento e le nostre orecchie qualsiasi flebile rumore. I bottoni dei suoi jeans scivolarono fuori dalle loro asole con un mio semplice gesto delle dita... I pantaloni furono abbassati “quanto basta”, pronti a ogni evenienza. Le mie carezze gli aumentarono il respiro, il desiderio... e la voglia di trasgredire. Il mio corpo comincio’ a reclamare la sua parte, cosi’ la gonna che portavo si alzo’ in maniera tale da permettermi di salire davanti a lui, sospesa tra i suoi fianchi e quasi incredula per questo focoso attimo di passione. Lo esortai nel non perdere tutta l’attenzione, in fondo, se ci avessero trovati, non e’ che la mia posizione lavorativa sarebbe continuata a brillare per molto. Questo fu ancora piu’ eccitante e consumammo i nostri ansimi in poco tempo, non riuscendo a trattenere un apice incalcolabile, travolgente e presuntuoso...
Il riscatto arrivo’... e giunse come un appagante momento di sensualita’, dove perdere il controllo e mantenerlo allo stesso tempo ci creo’ un mix e un’intesa inimmaginabili, dopo la disastrosa esperienza di un decennio prima....
Di li’ a poco parti’ di nuovo... Questa volta con un bacio gustoso e passionale... Sali’ sul treno insieme ai ricordi riportati a galla su una panchina qualunque, di una giornata qualunque, in un luogo che fu complice per anni della nostra voglia di cambiare il mondo.

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04/08/08

remember…

Tornai a casa il mattino presto, verso le 6. La nottata di lavoro mi aveva sconvolta, quello che avevo visto mi creo’ un senso di tristezza, di impotenza appena misi il piede in casa. Corsi verso il bagno e aprii l’acqua finche’ non comincio’ a espandersi vapore come in una sauna. Furono sei le docce che dovetti fare per potermi sentire meglio, per sciacquare l’odore dolciastro che mi era penetrato nella pelle, percepire una sensazione di pulito e lavar via l’orrore. Mi misi sul letto che in quel momento sembro’ la brutta copia di una zattera. Volevo mi portasse via… fuori dal mondo che conoscevo troppo bene per apprezzarne le belle cose.
Mi risvegliai di soprassalto, con il citofono che rimbalzava nelle orecchie come una musica troppo alta. Sbirciai l’orologio: le 15.05!
Diressi le gambe stanche verso la porta, chiedendo l’identita’ della mia sveglia umana…
- Sono R, non chiudere! Devo parlarti assolutamente…
Lui qui? Non seppi se ridere o piangere, se arrabbiarmi e dirgli di andarsene… Tutto mi sembro’ caotico, sentii freddo e caldo mescolarsi in una danza incerta. Dovevo incontrarlo? Rivederlo? Provai un senso di timore…. Sarebbe stato giusto? Non so come, ma la mia voce rispose flebilmente…
- Mi sono appena svegliata… Tu… Tu puoi ripassare fra un paio d’ore? Ci troviamo al bar qui di fronte?
- Ripasso tra due ore, fatti trovare la’
Mi rimisi sotto le coperte per dieci, interminabili, minuti. Erano bastati quei pochi istanti per riportare a galla tutto quanto. Decisi che l’acqua (questa volta fredda) mi avrebbe rinvigorita e cosi’ fu… Cercai nell’armadio un vestito non troppo elegante ne’ sciatto, non troppo scuro ne’ chiaro, non troppo aggressivo ne’ casto, non troppo volgare ne’ monacale, non troppo serio ne’ fantasioso… In verita’ stavo cercando un pretesto per far avvicinare in fretta l’ora x. Trovai un abito che comprai con Lui durante una splendida vacanza a Watamu e lo misi senza pensarci troppo. Con mano tremante cercai di truccarmi nel modo piu’ leggero possibile… Ero pronta, ma mancava ancora del tempo.
Uscii sul balcone ostacolando l’ansia con una sigaretta, poi due…. I pensieri non mi lasciavano in pace e, finalmente, arrivo’ l’ora di andare…
Mi accomodai in un tavolo accanto alla grossa finestra che molte mattine faceva compagnia alla mia colazione. Da li’ potevo vedere la fretta della gente, gli abbracci e i litigi, le briciole di pane rubate dai grassi piccioni…. Intravidi un movimento sulla porta, mi voltai e… lo vidi. Abbastanza invecchiato dall’ultima volta, ben vestito, con una ventiquattrore leggera e consumata…
- Ciao, ****, scusami per averti svegliata.
- … Qualcuno avrebbe dovuto farlo, prima o poi… Ciao, R…. Come mai qui? E, soprattutto, come mai davanti a me?
- Ho pensato molto, prima di venire a suonare alla tua porta… In fondo la nostra storia e’ finita male e dopo quel giorno non ci siamo piu’ visti ne’ sentiti… Ma non sono qui per parlare di questo e ti chiedo se sia possibile lasciare il passato alle spalle, almeno per un po’…
Mi sei mancato da morire, tu non sai cosa ho sofferto per te e ora ti ripresenti come se niente fosse. Ti siedi davanti a me, guardandomi negli occhi dove so che avrai letto quello che sto pensando. Perderci e’ stato orrendo, ingiusto, doloroso… E ora sei qui… Ma devo fingere che ‘noi’ non siamo mai esistiti, che gli anni insieme sono andati in polvere. Fingere che tu non abbia ricoperto un vuoto causato da ‘quella perdita’ e ascoltarti senza farmi venire le lacrime agli occhi, senza sentire il mio cuore andare in frantumi di nuovo, senza poterti sfiorare.
- R, io non voglio essere ipocrita… Tu sai quanto mi costi star qui di fronte a te….

- Lo so, ma e’ passato del tempo. Devi lasciarti scivolare le cose addosso. So che pretendo tanto, ma mi hai sempre detto che ci saresti stata sempre e comunque…
Gia’. Bella stronzata… Brava! Maledetto il giorno in cui ho pronunciato quelle parole. Avevo bisogno di tenere un contatto per sentire la sicurezza di non perderlo per sempre. Mai rimanere amica dell’uomo che ami ancora…
- Lo so, R, lo so… Mi ricordo. Avanti, parlami, ti prometto che cerchero’ di essere imparziale e disinteressata, nel limite del possibile.
- Non lo sei, in questo caso… Sono qui per due motivi che ti riguardano. Vedi, io ho conosciuto una persona…
Oh, no, lo sapevo. Non voglio sentire, non voglio sapere niente!!!
- … e tra poco piu’ di tre mesi io e lei ci sposiamo.
COSA? Ti sposi??? Tu??? Tu hai un’altra e… ti sposi??? No, non ci credo, non voglio crederci. E io devo ascoltarti??? Senza farmi venire una specie di ictus al cuore???
- … Ti sposi… Ti sposi… Sei felice, R?
- Lo sono.
- Posso dirti una cosa? Qualsiasi cosa?
- Beh… si’.
- Ti ho amato, e ti amo, talmente tanto da pregare notti intere che tu possa essere felice, veramente felice, anche senza di me… Se questo e’ un passo verso quella meta, ti auguro sappia darti tutto cio’ che desideri, R.
- Lo pensi davvero?
- Certo che lo penso.. Dovrei mentirti? Cosa ricaverei? Perso ti ho perso… percio’ non ho ragione di lusingarti o farti la corte…
Sorride. Sei bellissimo cosi'… Ti si illuminano gli occhi… Si vede proprio che lo fai con il cuore…
- Ti chiedo solamente di non dirmi quando ti sposi… Almeno questo concedimelo.
- Non preoccuparti, non sono cosi’ bastardo, mi conosci, no? Ascoltami, c’e’ un’altra cosa importante che devo dirti, ma ti chiedo di promettermi che non rifiuterai.
- Lo sai che non mi piacciono le promesse senza l’oggetto del discorso, ma.. a questo punto sono pronta a tutto… Va bene.
- Ti ricordi la ‘casa incantata’?
- Me lo chiedi? Quanti sogni, quanto amore, quanta vita dentro quelle pareti….
Non mi sono potuta frenare. Qui la lacrima e’ scesa contro qualsiasi volonta’ di trattenerla.
- Ci sei mai tornata? Da quelle parti, intendo…
- Se devo essere sincera, si’… E’ stato un modo per far rivivere quei giorni…
- Cos’hai provato?
- Quello che provavo stringendoti a me… Mi aspettavo di stare male, invece mi ha fatto bene.
- Adesso che mi sposo voglio condividere con ‘lei’ tutto quanto… ma quella casa, quella casa no. Era nostra e non lo trovo giusto, soprattutto nei tuoi confronti.
Ti prego... Dimmi che non la darai via, che non la venderai…
- Hai intenzione di affidarla a un’immobiliare?
- Ho intenzione di regalarla a te.
Come si fa a non piangere? No, dimmelo, perche’ io non ci riesco…
Il fiato smise di uscire in modo regolare, il cuore mi si sciolse, gli occhi si inumidirono e non ebbi piu’ parole.
- Devi accettare, ****, non dirmi di no. Quella casa odora di te… e’ sempre stata tua. Ricordo ancora quanto brillavano i tuoi occhi la prima volta che l’hai vista e quanto eri felice ogni volta che ci tornavamo… Ci terrei. Sei l’unica persona che potrebbe apprezzarla veramente. Dimmi di si’…
- R, io non ho dubbi… Accetto. – sono le uniche parole che riuscii a far uscire.
Sorrise – Questo e’ un altro passo verso la felicita’, per me, sai? Grazie di non averlo respinto. Questo e’ il mio nuovo numero, so che lo userai con cautela… Ti chiamo nei prossimi giorni per gli atti burocratici…
Si alzo’ con tranquillita’ e venne verso di me. Mi alzai e, in silenzio, ci abbracciammo rispettosamente…

In quel momento, dentro stavo morendo. Ti amo, R.... sii felice.
Poi si allontano’, dirigendosi verso la porta, dove si blocco’, voltandosi pensieroso. Torno’ indietro e appoggio’ la bocca al mio orecchio, sussurando:
- So che non dovrei dirtelo, che forse e’ peggio, ma… Sei sempre splendida, dentro e fuori. Ti voglio bene.
Risposi con un sorriso, mentre in realta’ avrei voluto inseguirlo, baciarlo e tenerlo con me per tutta la vita.

Passai la successiva ora seduta sulla panchina del parco, mentre il fumo della sigaretta disegnava strane figure sulle ombre degli alberi. Pensai e ripensai. Il passato, neanche troppo remoto, riaffioro’ impetuoso e nitido.
Una leggera pioggerellina mi riporto’ ai piccioni che svolazzavano intorno e, lentamente, ripresi la strada di casa, dove, una volta aperto l’uscio, mi gettai nel letto e mi riaddormentai in trance per quel pomeriggio utopico… per risvegliarmi con il dubbio se il mio fosse un sogno o meno.

A confermarmi la realta’ e’ un pezzo di carta da quei giorni in mio possesso, e gli spensierati attimi di ferie trascorsi nella ‘casa incantata’ da quel momento, tra il profumo della gioia e quello della malinconia.



12/07/08

back

... Era estate.... L’afa soffocava qualsiasi respiro e il sole accarezzava la pelle come un batuffolo d’ovatta... La voglia di scappare era tanta... Prendere le valigie, metterci quattro stracci e ingoiare la strada come un sorso d’acqua fresca... Le mani tremavano e cominciavo a essere irrequieta... ‘Che cazzo ci faccio a casa in pieno agosto?’ pensai.
Il cellulare mi guardo’ con quella faccia da ‘cosa aspetti a usarmi?’ che mi fece sentire quasi in imbarazzo davanti a lui... uno stupido aggeggio tecnologico di plastica e metallo... Cercai di sedurlo, di corromperlo..ma il luccichio del display non si nascose ai miei occhi. Allora, con aria di sfida, lo presi e feci scorrere la rubrica fino alla lettera C. Il pollice fece il resto... e la mia voce si trovo’ a parlare senza che nemmeno me ne accorgessi.
‘Anche tu a casa? Bene! ... Ti va una follia?... Ti aspetto tra un’ora da me... portati qualche vestito... Meta? Non lo so... poi decidiamo... basta andare via... E guarda che per quattro giorni non ti faccio tornare a casa...’
... Arrivo’ puntuale, con la macchina lucidata e pulita come un pavimento di marmo bianco... Era gia’ decappottata e non m’importava se i miei capelli sarebbero stati inghiottiti dal vento e ridotti in un cumulo informe.... Prima di salire diedi uno sguardo a lui, che mi sorrise dandomi della pazza e rimproverandomi bonariamente di fargli fare un mucchio di ragazzate... ‘Per questo sembriamo ancora cosi’ giovani, cocco...’
... La strada odorava di spensieratezza, di salsedine e asfalto, di gelato all’anice e cocktail di frutta, di risate e compagnia... Scorreva lenta e veloce sotto di noi, allontanandoci dal quotidiano e dai telefoni... I cellulari avevano ormai perso vigore, dopo aver provveduto fugacemente al loro spegnimento... ‘Che strano, in alcuni posti la ricezione fa schifo’, avrei detto al mio ritorno...
... Le ore passarono in fretta, tra soste fisiologiche obbligate e fermi immagine di panorami sublimi immortalati su una vecchia macchina analogica... Meta raggiunta. Un piccolo Paradiso di mare e festa.... di cene e tramonti... di passeggiate a piedi scalzi, bagni notturni e sedute di ammirazione della via lattea sdraiati in spiaggia... Trovammo una camera proprio sul mare... e questo fu un buon inizio... ottimo...
... La sera arrivo’ in un lampo... circondata da quell’atmosfera che si prova in vacanza (al ritorno puoi anche farti in quattro, ma non la trovi da nessuna parte... chissa’ come mai...).... Un concerto accanto al bagnasciuga fece da cornice al quadro stupendo della giornata... Un ballo e il profumo del suo Hugo Boss, invece, la premessa della notte...
... La musica ci fece venir voglia di mangiucchiare qualcosa preso qua e la’ sul lungomare... osando una passeggiata sulla sabbia, accarezzata dal dolce torpore dell’acqua sui piedi....
... Il mare era invitante.... calmo... tiepido... limpido... e illuminato soffusamente dalla luce biancastra della luna... ‘Ci vorrebbe un pittore per dipingere questo istante...’ sussurrai...
.... ‘No... ci vorrebbe un bel bagno in Paradiso...’ ... E senza dire altre parole, tolti quasi tutti i vestiti, ci ritrovammo tra quelle leggere onde... come due naufraghi, affondati con la nave del caos e della citta’... come due ragazzini alla prima vacanza senza genitori... come due misteriosi amanti...
... Nuotammo rincorrendoci l’un l’altra... cercando la propria scia disegnata nella notte...
... Il bacio di C. arrivo’ silenzioso e seducente, esplodendomi dentro come un fuoco ravvivato del suo ardore, aiutato dalla sensualita’ del luogo.... La meta’ del suo corpo che riaffiorava dall’acqua era coperta di piccole gocce che marcavano insistentemente i suoi lineamenti paradossalmente asciutti... Mi guardava serio, quasi estasiato... Con i capelli bagnati che gli lambivano le spalle... Bellissimo... sexy... maledettamente intrigante...
Ricordo le mie mani avvinghiarsi al suo petto, strisciandogli sul collo e spingendolo verso me... Volli assaporare il gusto del mare depositatosi nell’incavo delle spalle... asciugargli con la lingua ogni goccia rimasta su di lui... Lo sentivo respirare intensamente.... mentre sussultava e cercava di imprimersi ogni centimetro della mia pelle sotto le sue mani... L’acqua comincio’ a ribellarsi, creando un rumore eccitante e complice... In un attimo perdemmo quello che era rimasto dei nostri vestiti serali... Mimetizzati tra le stelle a qualche decina di metri dalla riva.... Il sale aiuto’ la nostra sete di sesso, facilitandoci le nostre fantasie allentando il peso dei corpi... Ci fu una bufera... dentro di noi... Battemmo i nostri personali (e immaginari) record di apnee e di resistenza.... Piu’ lo guardavo e piu’ il desiderio aumentava... Fu difficile placare del tutto le nostre tentazioni... perche’ a un certo punto l’acqua sembro’ essere gelida, ma in verita’ erano passati troppi minuti... anzi, ore. Tra i baci e gli sguardi complici ci fu la ricerca del vestiario... Passammo altre due ore sdraiati sulla spiaggia, disegnando figure immaginarie nel cielo, raccontandoci avventure e storie stuzzicanti... Poi arrivo’ il momento del furtivo rientro in albergo, dove scoppiammo a ridere scrutando la faccia del portiere notturno che ci vide rientrare con i vestiti bagnati a chiazze e i capelli pieni di sabbia... Ricordo che gli lanciai un occhiolino facendolo sorridere...
... I successivi tre giorni profumarono di amicizia, complicita’, trasgressione, di buon cibo e ottimo vino, divertimento, relax e notti brave... E il rientro in citta’ non fu troppo pesante con l’aiuto dei flashback di quella folle immersione nell’isolamento...I cellulari si riaccesero, imbottendosi immediatamente di chiamate perse e sms pieni di punti interrogativi... Risata di coppia e un bel ‘machicazzosenefrega’... E poi via, alle nostre vite.

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05/07/08

strane domande....

Molto tempo fa, un uomo maledettamente (ma non sufficientemente) speciale mi chiese quali fossero, secondo me, le canzoni lente ideali per fare l'amore....
Li' per li' non seppi esattamente cosa rispondegli.... anche se gli promisi di pensarci... e aggiunsi che sarebbe stato meglio chiedermi le migliori colonne sonore per fare semplicemente... sesso.
Tornando alla musica dell'amore...
Ho sempre odiato le cose programmate (e sinceramente la musica piu' bella continuo a sostenere sia quella del respiro)... percio' non ci avevo mai riflettuto... In verita', in quel momento tra me e me pensavo e ripensavo alla mia 'With A Little Help From My Friends’... ma e' un brano che riguarda solo me e un uomo unico, percio' non ho voluto condividerlo con lui....
Giorni fa, invece, ho rivissuto mentalmente quella domanda... e ho provato a rispondere stilando un piccolo elenco di brani, in ordine di preferenza (anche se non significa per forza che li adoro)... Insomma, quelli che, credo, possano creare un'atmosfera intrigante e molto intima. Non li usero' mai, non sono molto smielata, ma... perche' non ascoltarle?


.... a volte un po' di dolcezza non guasta.....



04/07/08

bla..bla...bla

E’ notte. Sono qui nel mio studio... con la sola luce della candela. L’aria condizionata mi ha fatto venire mal di testa... L’asciugamano che mi avvolge comincia a darmi fastidio...
Vorrei un po’ di compagnia.... Poter parlare a quattr’occhi con qualcuno... E non scrivere i miei pensieri su questo monitor bianco che, oggi, mi da’ un senso inopportuno di vuoto.
Forse ho bisogno di te, che giorni fa mi hai dato un senso di vita che rincorrevo da troppo tempo... Solo un attimo, il tempo di stringerti tra le braccia, per sfiorare un’emozione, per palpare la mia esistenza... O forse non cerco te.. ma me stessa. Lavoro troppo... mi manca tempo... la vita mi sfugge di mano... Ho voglia di consumare questa sigaretta e di spegnermi con lei... per riaccendermi di nuovo, da un’altra parte....
Sono felice... lo so... ma stasera ho una strana sensazione addosso... ho bisogno della notte... ma non voglio vederla passare da sola... e allora scrivo... magari sono solo un mucchio di cazzate... ma ne ho voglia... ne ho bisogno...
Sento il mio respiro farsi strada nel silenzio... e chiudo gli occhi... per accarezzare un pensiero fugace... una mano... una carezza... un vortice di passione... un soffio di tranquillita’ inaspettata... Cosa diavolo mi succede? ... .................................................


02/07/08

le belle cose della vita


Dopo alcuni consigli ricevuti a proposito del mio rocambolesco modo di scrivere, provo a stilare un post piu’ ordinato, pulito e decente. Al bando i troppi puntini e la mancanza di maiuscole. Eccitante: mi sento tornata a scuola!

E’ un altro giorno e il sole ha ricominciato a baciarmi le labbra troppo presto, stamattina… E’ stata una lunga notte, fatta di attese e ricordi…
Il telefono s’era improvvisamente azzittito, con una smorfia quasi volesse dirmi ‘cerca di lasciar dormire almeno me’, anche se speravo in uno squillo rasserenante.
Mi sono messa a scrivere queste righe e vorrei tanto potermi adagiare sul cuscino del mio bel lettone…. Non avere orari a volte mi fa inciampare in spiacevoli stati di sonnolenza diurna….
Insomma: ero seduta in veranda quando mi arriva un SMS inatteso. Uno schiaffo mi avrebbe sorpresa di meno… 160 caratteri a volte possono davvero contenere milioni di parole.
‘nn c sentiamo da 2 anni, nn chiedermi come ho avuto il tuo num.ce l’hai ancora cn me?spero che tu adesso mi chiamerai.t prego.mi manchi. R….’
Mia sorella?!? Lei… mi scrive un messaggio alle 4 del mattino, dopo piu’ di due anni di silenzio e mi chiede di chiamarla, dopo tutto quello che e’ successo, che mi ha fatto.
Ho ragionato: in fondo siamo adulte, figlie dello stesso sangue e poi, anche se sembro cosi’ determinata e rigida… manca anche a me.
Le mani mi sudano, tremano e sbaglio a schiacciare i tasti del telefono. Compongo il numero sette volte, prima di avere il coraggio di sentire il ‘tuuuut – tuuuut’ del collegamento. Dall’altro capo del filo mi risponde una voce flebile da cui trasparisce un’ansia che contagia anche me.
‘R… sei tu?’ mi ascolto dire
‘Mio Dio, non immaginavo lo avresti fatto’ e scoppia in lacrime…
Passiamo le successive due ore e venticinque a parlare di noi, a ritrovarci, a raccontare una vita, un buco di due anni che appare incolmabile.
Dopo un’ora e quindici scopro una verita’ agghiacciante. La sua vita e’ stata appesa a un filo e solo ora sta recuperando le forze. Quattro mesi di lotta tra la vita e la morte… e… IO NON C’ERO, non ero accanto a lei perche’ la mia ostinazione e’ stata sempre piu’ forte del desiderio di sapere come stesse. Uno sgarbo fattomi da R più di due anni fa ha fatto si’ che la chiudessi a chiave fuori dalla mia esistenza…. E nel momento del bisogno le sono stata lontana.
Ho appena scritto quello che ho detto a lei stessa… e mi sono sentita ripetere almeno venti volte ‘tu non potevi sapere, io sono stata stronza e anch’io me ne sarei andata al tuo posto, ma ti ho scritto anche per chiederti scusa’.
Ho ritrovato una sorella che avevo cocciutamente dimenticato, gettandola in solaio come una vecchia scatola. E’ proprio vero che la vita puo’ cambiare da un minuto all’altro.
A breve la vedro’… l’ho invitata a trascorrere qualche giorno da me…. Cazzo… mi sono scordata perfino la sua risata, il modo di tenere la sigaretta, i gesti involontari di quando racconta…
E' venuto il tempo di rimediare a uno dei miei errori piu’ grandi….

26/06/08

sei avessi un sospiro, lo metterei come titolo

... è mezzanotte e trentaquattro... mi trovo in una strada a senso unico, di fronte a un bar che conosco fin troppo bene... non mi va di scendere dall’auto... aspetto con impazienza che la lancetta dei minuti si fermi sul numero 8....
... la porta del locale si apre, ne esce un odore aspro, un misto tra birra e grappa... dalla finestrella del bagno si materializza una nuvola di fumo che mi distrae... poi gli occhi si riposano sull’entrata... e vedo lui sorridermi...
‘cazzo, sei sempre in anticipo, sceriffa’ sento sussurrare...
‘beh, no... non sempre... io tendo ad... arrivare in ritardo’ mi ascolto dire ridendo...
‘ecco, hai fatto la tua bella battuta, sei felice?’ mi risponde scuotendo la testa divertito...
‘molto.. ma solo perche’ finalmente ti rivedo’
... e cala il silenzio... finche’ sale in macchina e mi schiaccia con il viso sul sedile per un bacio mozzafiato... di quelli che ti fanno tremare il sangue... che poi va in circolo e ti mescola la testa... poi scende e risale sottoforma di passione...
‘mi sei mancato, sciupafemmine’
‘anche tu, femmina da sciupare’
... e poi zitti... nel nostro superato anti-romanticismo... noi siamo cosi’... la diversita’ e la sincerita’ che si scontrano in una pozione esplosiva e piena d’intesa...
... il pub notturno dove ci stiamo dirigendo mi ricorda tanti episodi e mi ritrovo sbalzata ad anni e anni di distanza... lo stridere delle gomme dell’auto che ho davanti mi fa tornare alla realta’...
... un cocktail innocente e poco alcolico ci riaccompagna alle nostre vite... cercando di raccontarci qualche pezzo di puzzle per aggiornare il nostro database privato...
‘dovresti rilassarti, sbirra’
‘... per questo siamo qui, no?’
‘... intendo che dovresti lavorare meno’
‘lavoro? stasera non so nemmeno cosa significa, DonGiovanni...’
... il locale e’ diventato troppo pieno... la sua casa e’ a pochi isolati di distanza... un attico stupendo... sempre pulito e arredato stupendamente.... un gusto impeccabile... ma non ho mai avuto dubbi visto che il suo ‘design’ vestiario e fisico lo da’ a vedere spudoratamente...
... sullo stereo la nostra canzone... uno dei miei artisti preferiti canta ‘With A Little Help From My Friends’... inevitabilmente comincia una danza a due... dolce... poi sensuale... lui e’ un uomo dal sexappeal quasi insuperabile... lo sento respirare vicino al mio orecchio... sussurrarmi parole di desiderio... di passione senza maschere... il brano e’ stato impostato sul ‘repeat’... e nessuno di noi ha voglia ne’ volonta’ di fermarlo...
... ci lasciamo fondere dai nostri baci... dalle lingue ci esplorano... che vagano... desiderose di sentire l’uno il sapore dell’altra... con la voce flebile e mutata dal desiderio che ci possiede sempre di piu’ sfociamo in frasi dolcissime, passando senza limiti e restrizioni a confidarci le nostre voglie... senza dimenticarci di coccolarci vivacemente con complimenti spontanei e a volte sfrontati... torniamo indietro con la mente ai tempi in cui ci vedevamo tutti i giorni... e ci adoravamo... come adesso... siamo stati troppo senza vederci... e noi siamo legati da un qualcosa che non abbiamo mai saputo definire... ci rispettiamo ma ci consumiamo... ci adoriamo e ci possediamo... siamo amici e volgari amanti... e ognuno al suo posto... pur nutrendo un sentimento particolare a vicenda...
... la sua camera odora sempre di rose... l’armadio a specchio fa sembrare le pareti piu’ distanti... dietro la testata del letto riesco a vedere il gancio che avevamo fatto installare per scherzo... ritrovandoci poi a farne sempre un debito uso... ispirati forse dalle scene di ‘basic instinct’...
‘in fondo siamo come loro, ma con i ruoli invertiti’ mi dice sempre...
... passiamo la notte ad imprimerci bene il ricordo dell’altro... tra orgasmi sempre diversi, esplosi dopo esserci trattenuti fino al limite... con fame mai placata... con l’ardore che ci ha sempre contraddistinto... il buio da complice... e pochi angoli della casa inattaccati dalla nostra sete di godimento...
... la luce ci travolge... ma le persiane ci aiutano a non smettere mai di credere sia notte... in quella doccia che lava ogni cellula ma non porta via la passione...
... sara’ il turno di un’altra notte... spesa a raccontarci... a fare l’amore... a raccontarci di nuovo... a cadere nel sesso piu’ strano... o nella innocua violenza di una voglia improvvisa e brutale...
... il sole sorge... di nuovo... e questa volta e’ inesorabile... dobbiamo salutarci... lasciare che il nostro odore non si perda mai... e ricordarci sempre che siamo fatti l’uno per l’altro... e proprio per questo abbiamo strade diverse... che aspettarci e rivederci e’ sempre un evento bellissimo ed ogni volta riusciamo a renderlo unico...
... assaporo ancora il gusto di un suo bacio... e accarezzandogli il collo in un abbraccio pieno di parole... ci sentiamo sussurrarci a vicenda, quasi lo avessimo programmato, un ‘sei sempre indimenticabile... ti amo, a modo mio’ ... e’ una frase che ci diciamo poco, ma e’ nostra... ci appartiene... e vuol dire tutto...salgo in macchina e lo vedo salutarmi dalla finestra... passeremo del tempo senza vederci... nessuno di noi sa quanto... ma quello che siamo nessun orologio lo potra’ mai cancellare....




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